LA RAGAZZA DELLA NEVE Pam Jenoff

Due le protagoniste: Noa, una giovanissima olandese cacciata di casa perché incinta di un soldato tedesco e che ai tedeschi è stata costretta ad abbandonare il proprio figlio, ed Astrid, ebrea originaria di una nota famiglia circense che da un tedesco è stata ripudiata a seguito delle leggi razziali del Reich. A ciascuna di queste due donne la scrittrice affida il compito, a capitoli alterni, di descrivere lo svolgersi degli eventi e l’altra attraverso i propri occhi. A fare da sfondo il circo e la sua vita. Ci sarebbero tutti gli ingredienti perfetti per dare origine ad un libro veramente unico; una storia basata su eventi realmente accaduti, se pur con tutte le licenze che un romanzo ha diritto di concedersi, un treno della morte pieno di bambini ebrei ed un circo tedesco il cui direttore, invece, gli ebrei li nasconde e li protegge, due protagoniste, tanto diverse per età ed esperienza di vita costrette a lavorare insieme per la sopravvivenza e compiere, in tal modo, anche un percorso di evoluzione, di amicizia e fiducia reciproca, due storie d’amore. Sarebbe potuto essere un gran libro; il condizionale è il tempo che, a mio parere, meglio si addice a questo romanzo, anche se, in considerazione del fatto che lo stesso è rimasto per mesi tra i Blockbuster del New York Times, probabilmente sono io ad essere ipercritica. Terminata la lettura credo tuttavia che, come può accadere in cucina, ove si possano rovinare i migliori ingredienti trasformandoli in un piatto senza identità, così l’autrice è riuscita a rendere banale una storia potenzialmente di grande carattere.  Il linguaggio della narrazione è di una semplicità a volte spiazzante, quasi elementare; i sentimenti sono descritti con il calore di un ghiacciolo al polo nord e non vi è un reale approfondimento dei personaggi che restano comunque estranei al lettore. Mai emergono davvero vividi i colori, gli odori, i rumori e, perché no, la magia del circo. Un vero peccato!