Le parole sono importanti

Sfoglio il giornale di ieri facendo colazione e leggo qua e là notizie di altri quotidiani on line riflettendo su una considerazione di un radioascoltatore trasmessa ieri mattina a “Prima pagina” su Rai radio 3. Questa persona contestava alla giornalista, ed ai giornalisti in generale, di utilizzare il termine “Recovery Fund”, ossia “Fondo di recupero” anziché quello corretto di “Next Generation”, ossia “Nuova generazione” presentato a giugno dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ed avente lo scopo di ripartire dopo l’emergenza Covid-19. A parte l’impiego di termini anglofoni che poco dicono ogni giorno a tanti di noi, non avevo mai riflettuto bene sulla differenza tra queste due definizioni. In realtà mentre la prima fa pensare ad un investimento volto a sanare qualche cosa di danneggiato, a mettere toppe e riempire vuoti stando sostanzialmente fermi, il secondo è fortemente e decisamente proiettato verso il futuro, con una visione più ampia, non legata soltanto al “curare” ma anche, e soprattutto, al “cambiare” ampliando la nostra ottica in visione di un’Europa più sostenibile, verde, digitale e, mi piacerebbe pensare, equa. Guardo il nostro Paese, la nostra classe dirigente, osservo la vita di tutti i giorni, le strade, le infrastrutture, le persone. Noi non guardiamo al futuro; vivacchiamo alla meno peggio, mettiamo toppe su ciò che si rompe, siano strade, ponti, attività economiche spesso sprecando risorse perché quelle toppe durano poco e, quando cedono, creano danni ancora maggiori. Noi compriamo banchi a rotelle, in bella plastica inutile e non riciclabile, perdiamo tempo in sterili polemiche, diamo fondi per l’acquisto di macchine diesel, euro 6, va bene, ma sempre diesel, perdiamo mesi a dibattere sterilmente e facciamo poco, troppo poco per le generazioni che verranno, lasciandoci soffocare da una burocrazia ormai anacronistica e aimè, da una superficialità temo atavica. Noi siamo fondamentalmente disonesti, giustifichiamo le nostre piccolezze con il fatto che “così fan tutti”, ci lamentiamo senza mai agire di persona, non rispettiamo le regole perché sappiamo che non saremo puniti, a meno di non essere particolarmente “sfigati”. Continuo a sentire parlare di “modello italiano”, di quanto siamo belli, bravi, creativi, che l’Italia è la madre della cultura e delle grandi menti della storia. Sarà anche tutto vero, se continuiamo a guardare indietro, ma Leonardo oggi forse se ne andrebbe in Svizzera a fare le sue ricerche, i nostri ragazzi, ammesso che la scuola italiana possa veramente formare ad un mondo nuovo, non trovano i necessari stimoli perché non vedono un futuro reale che possa giustificare i loro sforzi, le realtà economiche soffocano e, in tutto questo, continuiamo a tappare buchi, sprecare risorse, discutere sterilmente invece che agire, con una classe politica, mi spiace dirlo, piccola, ignorante e, soprattutto, incompetente che però, ricordiamolo, è la maggioranza di noi ad aver votato. Non possiamo più stare fermi, non possiamo più sprecare risorse, dobbiamo cambiare adesso perché forse il tempo che abbiamo a disposizione sta per scadere. Io non sono nessuno, non ho figli e non mi devo preoccupare del loro futuro ma amo ancora, se non proprio le persone, il genere umano, amo il nostro Paese, continuo ad essere un’europeista convinta e penso davvero che ognuno di noi debba trovare la forza di cambiare il suo punto di vista, smetterla di recriminare su ciò che è stato, smetterla di aspettare solo che siano gli altri a fare qualche cosa. Le parole sono importanti perché danno un senso alle nostre prospettive e se, personalmente devo scegliere tra un Fondo di Recupero ed una Nuova Generazione scelgo, di sicuro, quest’ultima.

Foto di Christian Packenius da Pixabay