Del micro e del macro

“Se ha etica, allora il valore dell’essere umano è 1. Se in più è intelligente, aggiungerei uno zero e il suo valore sarà 10. Se è ricco aggiungerei un altro zero e il suo valore sarà 100. Se, oltre a tutto ciò, è una bella persona, aggiungerei un altro zero e il suo valore sarà 1000. Però se perde l’uno, che corrisponde all’etica, perderà tutto il suo valore perché gli rimarranno solo gli zeri”.

(Risposta del matematico arabo Al-Khawarizmi a chi gli chiese il suo punto di vista sul valore dell’essere umano)

Vivo in questa società accompagnata da una sempre più grande disillusione e mi domando che senso abbia, per ognuno di noi, il termine “etica”. Osservo il mondo che mi circonda, i nostri comportamenti, l’uso ed il consumo delle persone e dei rapporti, con quella vena di disonestà latente sempre giustificata da un “è una piccola cosa… è colpa sua… sono fatto così… mi devo pur difendere…lo fanno tutti…”, l’aggressività fisica e verbale che riversiamo su chi non vede le cose dal nostro stesso punto di vista, la capacità di auto assolversi, sempre, molto più semplice del mettersi in dubbio, di fare un passo indietro, di chiedere scusa, di riuscire a vedere le conseguenze dei nostri comportamenti sulla vita degli altri. Osservo gesti che sembrano piccoli e banali che nascondono prepotenze, soprusi, ingiustizie in un vortice delirante di ego impazziti e di neo narcisi che si credono dei. Osservo tutto questo ogni giorno, sul lavoro, per strada, nelle relazioni sociali e, con maggiore sofferenza, in quelle personali. Non sono certa di quale sia il mio valore anche se mi sforzo, con tutte le energie, di valere almeno quell’ 1 perché noi siamo la società in cui viviamo e la somma di tanti zeri non può che essere zero.