IL DIO DELLE PICCOLE COSE di Arundhati Roy

Quando un libro è di difficile lettura, e questo senza dubbio lo è, ognuno di noi cerca, credo, un appiglio particolare che lo convinca a proseguire o ad abbandonare. Io ho trovato Rahel, come me gemella eterozigote di un maschietto, e da lei, semplicemente, mi sono lasciata prendere per mano facendomi guidare nel cammino che, ammetto, è parso inizialmente assai ostico. Pagina dopo pagina, seguendo i suoi passi, ho “ritrovato” l’infanzia con mio fratello, tutti quei particolari meccanismi che solo noi eravamo in grado di vivere e comprendere, gli ingranaggi di un modo di comunicare, verbale e fisico, a nostro esclusivo appannaggio e svanito quasi completamente con l’età adulta, il sentirci un unico Noi a dispetto di chi insisteva nel volerci distinti. Ho ripensato a parole e gesti infantili, al senso di paura al pensiero di non essere amati, tipico dei bambini, al modo semplice e disincantato di affrontare problemi che non si è in grado di comprendere e di difendersi dal dolore arrecato da parole adulte che, spesso senza rendersene conto, insinuano dubbi ed insicurezze, pesando sul cuore come macigni. Per mia enorme fortuna io e Dando, così storpiavo da piccina il nome di mio fratello, abbiamo avuto una splendida infanzia e non siamo dovuti crescere, come i due piccoli protagonisti del libro, in un universo che non è affatto a misura di bambino ma, forse, è stato proprio questo rientrare in parte in una visione fanciullesca del mondo, dove le storie non hanno una sequenza logica e temporale ma puramente emozionale, nel quale la punteggiatura è strana e le maiuscole si infilano a caso tra le parole che mi ha permesso di continuare a leggere e ad imparare ad apprezzare questa narrazione da adulti vista attraverso occhi infantili. Una storia cruda e dolorosa, come solo la vita può essere, che si sviluppa, in modo assolutamente frammentario e discontinuo, tra andate e ritorni, ricordi e sensazioni, passato e presente, profumi ed emozioni, dolori e rimpianti, paure e rassegnazioni, odio e rimorsi; l’Amore, nelle sue mille forme, in un mondo dove, nonostante il “nuovo” nascente, regnano ancora, sovrani indiscussi, l’ingiustizia, la differenza di casta, il maschilismo e gli altri mille demoni che fanno l’essere umano. E in un mondo siffatto non si può più credere nella divina bontà; il Dio delle Piccole Cose soccombe portando con sé la speranza, la delicatezza, l’infanzia con i suoi sogni e le sue fantasie e cedendo il passo all’orrore, alla barbarie, ad eventi tragici ed incomprensibili ed alle cicatrici che essi lasceranno per il tempo e venire. L’autrice crea uno stile unico, complesso, ricco di allegorie, metafore complicate ma sempre perfette, cantilene e parole storpiate di bimbi che raccontano il Dolore così come l’hanno vissuto: parole che lasciano incantati, stupiti ed interdetti a fasi alterne, come alterni sono i sentimenti che hanno generato in me, prevenuta all’inizio, proprio per il tipo di scrittura che mi ha lentamente conquistata, forse proprio grazie alla piccola Rahel che non ha lasciato la mia mano lungo il cammino.

“E l’Aria era piena di Pensieri e Cose da Dire. Ma in momenti simili vengono dette solo le Piccole Cose. Le Grandi Cose si acquattano dentro, non dette”.