Discromatopsia
Era nero e io lo vedevo bianco. Suppongo non fosse colpa sua essere nero né mia vederlo bianco. Bastò uno sputo per lavarmi gli occhi e farmi mettere a fuoco la giusta tonalità.
Sul frigorifero
Black Friday
Avrei dovuto acquistare una bussola. Ormai sta diventando troppo complicato navigare a vista.

Mil pasos
La StregaFelice si presenta
Non immaginate noi streghe dedite all’alchimia con ampie vesti nere e con alti cappelli conici in mezzo a pozioni e fumi malsani in lugubri sotterranei un po’ ammuffiti, sarebbe un grave errore; le streghe alchimiste si confondono con facilità tra la folla e se ne vanno a zonzo allegramente in mondi fatati di cibi e profumi, risate e colori, sensi e passioni, aromi ed essenze, speranze e fragranze. Il più delle volte hanno a disposizione due semplici cose: un cuore ed una cucina. Ma andiamo per ordine. Cosa fa, con esattezza, la strega alchimista?
Tanti hanno scritto di alchimia nel corso degli anni sostenendo che i suoi seguaci intendevano creare la così detta “Pietra Filosofale”, da alcuni intesa come la pietra che trasforma in oro il metallo vile. Non ci avrete mica creduto vero?
La strega alchimista compie essenzialmente un percorso metafisico, ossia procedendo al di là dei dati dell’esperienza, giunge alla spiegazione dei principi essenziali della realtà; attraverso tale percorso si spinge fino alla trasformazione anche fisica della materia e l’elemento principale trasformato è la sua stessa essenza. La strega, in tal modo, si evolve, passando da uno stadio inferiore (metallo vile) ad uno superiore (oro), e, pertanto, migliorando se stessa.
Per raggiungere tale risultato fantastico, è necessario che la strega si trasformi parimenti alle sostanze impiegate nel processo alchemico e, per fare ciò, mischia diversi ingredienti, costituiti da molecole e, pertanto, da diversi elementi chimici, combinandoli tra loro, e rendendoli nuovi, non solo nella forma, ma anche nella sostanza. Tutto ciò avviene tramite i passaggi minuziosamente descritti nel suo libro delle ricette e, talvolta, attraverso casi accidentali, che, come spesso avviene, portano alle più evolute scoperte.
Gli elementi, dopo la loro modificazione, acquisiscono caratteristiche particolari in quanto non solo contribuiscono alla crescita materiale di chi ne fa uso, ma anche spirituale; chi si ciba di piatti alchemici e beve dei nettari che la strega seleziona per meglio esaltare la natura della sua creazione, deve avere un’anima ricettiva: potrà allora prendere la strega per mano e saltare con lei in quel mondo fatato di cibi e profumi, risate e colori, sensi e passioni, aromi ed essenze, speranze e fragranze.

Luoghi fatati

Spesso la sorpresa viene suscitata nell’anima perché questa non riesce a conciliare ciò che vede con ciò che ha visto. In Italia c’è un grande lago, che viene chiamato Lago Maggiore: è un piccolo mare, le cui rive sono interamente selvagge. In mezzo al lago, a quindici miglia dalla riva, ci sono due isole di un quarto di lega di circonferenza, dette “Borromee”, che sono, a mio parere, il luogo più incantevole del mondo. L’anima è sorpresa da questo contrasto romanzesco, rievocando con diletto i prodigi dei romanzi, nei quali dopo aver superato rocce e paesi aridi, ci si ritrova in luoghi fatati.
(Montesquieu)
Buongiorno!
5.40, in piedi, anche se lui ha cominciato a suonare alle 5.30 ed abbiamo combattuto la solita battaglia impari. Occhiali, non li vedo senza occhiali, potrebbe essere un problema. Caffè, caffè, caffè… e se il fegato non reggerà chi se ne frega. Calpesto la micia, lei se ne risente. 6.30 fresca come una frasca. L’ombrello è in macchina, pazienza tanto diluvia soltanto. Pozzangera. Grande. Grandissima. Fango. Tanto. Tantissimo. La fresca frasca è andata. Tergicristalli. Radio. Terremoto Albania, Malta, omicidio Daphne Caruana Galizia. Hong Kong. Rapporti Cina-USA. Mi distraggo un attimo quando parlano del premier libanese Hariri e mi passa per la testa un pensiero. Coglione! Ma è già andato e comunque il premier non ne era il destinatario. Proteste in Colombia. Prima pagina. Tutte belle notizie. Terremoto Albania. Emergenza droghe. Il giglio magico sotto assedio. Oleggio, Ponte sul Ticino. Ma quanto è cresciuto da ieri? Nero. Molto nero. Nerissimo. Non mi piace, no, no. Ancora meno mi piace passarci sopra. Mi immagino mentre ci cado dentro perché crolla il ponte. Forse ieri sera ho bevuto e me ne sono dimenticata. Giustificherebbe anche queste due belle sporte per la spesa sotto gli occhi. No. È la radio che continua con le belle notizie. Genova, isolata. Dissesti generali. Po che tracima. Non hanno detto nulla di ArceloMittal? Boh…forse è stato quando quello mi ha tagliato la strada ed ho urlato coglione. Non ricordo.
Maximón
I bambini corsero incontro alla lancia coperta appena attraccata presso il piccolo molo. Mentre alcuni si tuffavano gioiosi nelle calme acque del lago tra le barchette dei pescatori che ciondolavano pigre, due piccini, gli occhi grandi e scuri, scintillanti di pagliuzze ramate, mi si avvicinarono: “Hola señorita…! ….Maximón señorita? Por aqui. Cinco quetzales”. Sorrisi. Mani piccine strinsero le mie e, al ritmo di gorgheggi e trilli cristallini, mi guidarono, quasi correndo, lungo il villaggio di Santiago, tra strette vie, disordinate e sporche, che si arrampicavano lungo una pavimentazione di sassi solo a tratti ingentilita da piccoli ciuffi d’erba, pannocchie multicolori appese alle pareti, cucine di strada ed utensili d’ogni forma e dimensione abbandonati ovunque. Un dedalo di case basse, simili tra loro, poche donne in giro, qualche uomo seduto fuori della porta sonnecchiante sotto il cappello a tesa larga. Avevo letto di Maximón nella mia guida ed in alcuni diari di viaggio e quasi tutti parlavano piuttosto male di questo “santo fantoccio”, dipingendolo come un imbroglio per turisti ed un modo semplice per recuperare poco denaro. Ma io ci tenevo a vedere con i miei occhi di cosa si trattasse. Avevo già avuto modo di osservare molte chiese in Guatemala e lo strano culto dei santi di questo popolo al quale la religione cattolica era stata imposta dagli invasori spagnoli. “Radi tutto al suolo, distruggi, imprigiona, uccidi…su questa tabula rasa costruirai le tue chiese e convertirai nuove genti”. I Maya, probabilmente, avevano subito, come altri mille popoli, mantenendo tuttavia quella loro singolare autonomia ed originando un culto forse bizzarro, ma molto affascinante, dove le statue dei santi erano abbigliate con stoffe multicolori e trasformate in suggestive mescolanze tra icone cattoliche e idoli pagani, e petali di fiori, frutti, cereali e candele a terra, accompagnavano il credente prostrato dinnanzi all’immagine del proprio credo. Giunta dinnanzi ad una povera abitazione fui introdotta in un’angusta stanza al cospetto di Maximón, a cui si indirizzano le invocazioni locali per i bisogni più importanti. Gli occhi ci misero un po’ ad abituarsi alla penombra fino ad identificare quel curioso groviglio tra un culto religioso cristiano ed uno esoterico. Alla mia destra un altare, addobbo di pizzi e frange, un quadro raffigurante una madonna con bambino e moltissimi ex voto alla parete, candele, ceri, fiori di plastica ovunque, appesi al soffitto festoni, palloncini, carta colorata, cravatte. Odore di sigaro e incensi; dinnanzi a me, questo strano idolo, un pupazzone di legno, in posa di uomo seduto su uno scranno e, di fianco a lui, due tizi, che scoprii più tardi essere i custodi sempre presenti, notte e giorno. Maximón era davvero ben abbigliato: scarpe di pelle, di foggia italiana, abiti di buona fattura, sciarpe di seta, una certa quantità di cappelli impilati. Un grosso sigaro in bocca. Per terra alcune candele immerse in uno squaglio di cera multicolore. Avevo letto che questo idolo predilige, in dono, oltre naturalmente a quetzales o dollari, sigarette e rum. Domandando con lo sguardo il consenso ai custodi poggiai una sigaretta nella vaschetta delle offerte convinta che, immediatamente dopo la mia uscita, i due se le sarebbero intascata, ma, con mio sommo stupore, quello di sinistra la raccolse, la mise in bocca al pupazzone e gliela accese impiegando lo stesso cerino per accendere una candela, il tutto muovendosi con devozione e rispetto. Offrii una sigaretta anche ai custodi e tutti e tre se la fumarono con gusto, in religioso silenzio. Non posso negare che, se avessi avuto una bottiglietta di rum, sarei stata curiosa di vedere se quello strano totem di legno allegramente abbigliato si sarebbe bevuto pure quella! Il sudore cominciava a scendere lungo il collo in piccole stille; mi soffermai ancora pochi istanti, rifiutando la foto ma lasciando comunque un’umile offerta ed uscii, ritrovando i bimbi saltellanti esattamente dove li avevo lasciati. Un anziano signore mi spiegò che Maximón è molto amato e rispettato e che porta benessere a tutti in quanto vive nelle case, migrando, di anno in anno, da una famiglia all’altra e distribuendo così in modo equo tra gli abitanti del villaggio la fortuna della cacciata degli spiriti maligni e del poco benessere economico che l’avvento di turisti e pellegrini apporta. Insomma, sarà anche strano, un idolo vanitoso, tabagista ed alcolista ma, che dire, io l’ho trovato simpatico e molto, molto giusto.

Nella tempesta

