Per anni l’avevano considerato banale, l’ultimo dei bancari, un inetto. Ma la sua mente funzionava benissimo ed aveva programmato quel colpo nei minimi dettagli. Ora, fuggito dall’Italia, dalla banca e dalla polizia che lo stavano cercando, si trovava a New York, un conto corrente alle Cayman estinto e convertito in lingotti d’oro celati in luogo sicuro ed una discreta somma di dollari in tasca: una fortuna impossibile da rintracciare.
Sapeva che, se avesse lasciato le cose come stavano, prima o poi lo avrebbero scovato. Non sarebbero mai risaliti al suo tesoro, ma dieci anni dietro le sbarre non rientravano certo nei suoi progetti. Per questo si era messo in contatto con quel chirurgo plastico: avrebbe cambiato volto, nome, identità. Non sarebbe stato semplice, gli servivano documenti ed un numero di previdenza sociale, ma era sicuro che, con il denaro e l’intelligenza di cui poteva disporre, ogni problema sarebbe stato risolto.
A questo pensava passeggiando lungo le vie trafficate di Little Italy il giorno in cui lo vide: quell’uomo attirò subito la sua attenzione, per la corporatura e la carnagione, tanto simili alle sue, ma, soprattutto, per la parlata che non aveva perso l’accento tipico della terra d’origine. Un lampo attraversò la sua mente. Una piccola macelleria: copertura perfetta, chi mai lo avrebbe cercato li? Perché crearsi una nuova vita quando ce n’era una pronta ad aspettarlo? Avrebbe rubato l’identità del macellaio e finto un trauma atto a proteggerlo da domande di parenti, amici e conoscenti. Avrebbe cominciato da capo ma, questa volta, con un gran mucchio di soldi. Seguì la vittima designata. Per mesi cercò di imparare tutto su Calogero Paternicò: orari, abitudini, frequentazioni e solo quando fu certo di essere pronto si recò dal chirurgo con le fotografie. “E’ così che voglio diventare, non importa il prezzo”. La convalescenza fu lunga e dolorosa ma quando si vide allo specchio seppe di aver raggiunto lo scopo: doveva solo portare a termine l’ultimo atto della sua geniale messinscena.
Una gelida notte d’inverno: sapeva che il macellaio avrebbe chiuso tardi il negozio, come sempre, a fine mese. Entrò, il volto avvolto in una sciarpa, e richiuse la porta alle sue spalle. Stupore e sgomento negli occhi di Calogero quando la sciarpa cadde. Estrasse la pistola e sparò. Poi fu tutto un affannoso susseguirsi di sangue ed eventi; un segaossa, il tritacarne, un po’ di pancetta, il colorante, per nascondere il pallore delle carni umane, la marna, spezie e sale, l’insaccatrice ed il budello, lo spago e le gancere, come gli aveva insegnato il nonno quando, ogni anno, si uccideva il maiale.
Il macellaio ormai era salsiccia e lui era Calogero. Finalmente.
Non fece in tempo a rilassarsi per pensare a come proseguire nel progetto che la piccola bottega fu attorniata da luci azzurre e sirene assordanti. Un altoparlante: “FBI… Paternicò, esci con le mani alzate”. Nebbia. Sbigottimento. Non oppose resistenza: non sapeva gestire gli imprevisti. Gli dissero che era sospettato di essere un serial killer ricercato da anni in Texas ove assassinava le proprie vittime trasformandole in insaccati.
Non erano ma riusciti ad ottenere le prove ma quella volta le rinvennero in cella, appese a sgocciolare.
Ed anche ora che, nel braccio della morte, piange ed urla di essere solo un ladro italiano sotto mentite spoglie sa che, uccidendo “il macellaio”, ha rubato non solo la sua identità ma anche la sua anima e che dovrà pagare per questo.







