Passione travolgente

Erano entrambi originari del Piemonte.

Lei era semplice, di carnagione chiara e vellutata, simile a tante altre; forse di per sé non aveva nulla di davvero speciale ma mostrava un carattere fermo, deciso, riconoscibile.

Lui era decisamente più particolare. Originario di Alba era piuttosto famoso nel suo ambiente, ricercato, non simpatico, dal carattere forte, uno di quei tipi che, quando l’hai incontrato una volta non lo dimentichi con tanta facilità, nel bene o nel male.

Quando la vide, quella sera, lei era distesa mollemente in quella culla calda, la sua bianchezza accarezzata da una piccola candela; tra loro una specie di magico spazio, che egli sentì impellente desiderio coprire per raggiungerla. Rimase rapito, sin dal primo istante, assaporando il calore di lei che presagiva la conquista.

Fu come se delle mani esperte lo ponessero sopra di lei, con delicatezza, mentre sentiva nascere, in uno slancio d’euforia, il desiderio impellente di comunicare con la sua essenza. Entrare in contatto con lei e bramare di possederla furono uno la conseguenza dell’altro e nulla fu più possibile fare per impedire quella travolgente passione.

Lei sembrava semplice ed inerme, ma esibiva, in realtà, un’insuperabile sapienza erotica avvolgendolo lentamente e legandolo a sé, in un impercettibile movimento. Non erano più due, ma uno solo, e lei, che dapprima appariva la più debole, lo cingeva in ogni parte, eccitandone ogni brandello, esaltandone ogni senso con il suo calore.

Le caratteristiche normali di lei si esaltarono all’ennesima potenza nel suo abbraccio, e divenne forte, potente, sensuale, irresistibile; le caratteristiche fastidiose di lui svanirono, si affievolirono, si addolcirono, fondendosi nel bruciante amplesso.

E fu così che, dalla combinazione di due diversità, nacque una perfetta alchimia.

Fonduta (di Tome del Piemonte) con tartufo bianco

Ingredienti – Per 6 persone (la ricetta standard sarà anche per sei persone ma io penso proprio che il numero perfetto potrebbe essere due)

600 g di Tome del Piemonte stagionate
6 tuorli d’uovo
latte
1 noce di burro

Tagliate le tome in piccolissimi pezzi, mettetele in una ciotola stretta e alta e ricoprite con del latte, lasciando macerare per circa 12 ore. Togliete una parte del latte, ponete il formaggio in un contenitore di vetro o ceramica, e scioglietelo lentamente a bagnomaria. Una volta che il formaggio sarà ben sciolto, aggiungete i tuorli ed il burro, continuando a mescolare in modo piuttosto energico con un cucchiaio di legno in modo tale che i tuorli si amalgamino senza rassodarsi. Prima di servire ponete la fonduta nell’apposito contenitore, riscaldato dalla candela, ed arricchite con un’abbondante grattugiata di tartufo bianco.

La StregaFelice si presenta

Non immaginate noi streghe dedite all’alchimia con ampie vesti nere e con alti cappelli conici in mezzo a pozioni e fumi malsani in lugubri sotterranei un po’ ammuffiti, sarebbe un grave errore; le streghe alchimiste si confondono con facilità tra la folla e se ne vanno a zonzo allegramente in mondi fatati di cibi e profumi, risate e colori, sensi e passioni, aromi ed essenze, speranze e fragranze. Il più delle volte hanno a disposizione due semplici cose: un cuore ed una cucina. Ma andiamo per ordine. Cosa fa, con esattezza, la strega alchimista?
Tanti hanno scritto di alchimia nel corso degli anni sostenendo che i suoi seguaci intendevano creare la così detta “Pietra Filosofale”, da alcuni intesa come la pietra che trasforma in oro il metallo vile. Non ci avrete mica creduto vero?
La strega alchimista compie essenzialmente un percorso metafisico, ossia procedendo al di là dei dati dell’esperienza, giunge alla spiegazione dei principi essenziali della realtà; attraverso tale percorso si spinge fino alla trasformazione anche fisica della materia e l’elemento principale trasformato è la sua stessa essenza. La strega, in tal modo, si evolve, passando da uno stadio inferiore (metallo vile) ad uno superiore (oro), e, pertanto, migliorando se stessa.
Per raggiungere tale risultato fantastico, è necessario che la strega si trasformi parimenti alle sostanze impiegate nel processo alchemico e, per fare ciò, mischia diversi ingredienti, costituiti da molecole e, pertanto, da diversi elementi chimici, combinandoli tra loro, e rendendoli nuovi, non solo nella forma, ma anche nella sostanza. Tutto ciò avviene tramite i passaggi minuziosamente descritti nel suo libro delle ricette e, talvolta, attraverso casi accidentali, che, come spesso avviene, portano alle più evolute scoperte.
Gli elementi, dopo la loro modificazione, acquisiscono caratteristiche particolari in quanto non solo contribuiscono alla crescita materiale di chi ne fa uso, ma anche spirituale; chi si ciba di piatti alchemici e beve dei nettari che la strega seleziona per meglio esaltare la natura della sua creazione, deve avere un’anima ricettiva: potrà allora prendere la strega per mano e saltare con lei in quel mondo fatato di cibi e profumi, risate e colori, sensi e passioni, aromi ed essenze, speranze e fragranze.