
Sono come San Tommaso, lo so, devo vedere per credere, così le ho fatto l’autopsia.
Non è che ci abbia trovato dentro molto di particolare, in fondo. Cenere, ovunque. Racconti, un po’ dolenti e, forse, incoerenti. Sale, pareva il residuo di lacrime asciugate. Ironia sparsa. Due lenti a contatto, usa e getta, -3,5 diottrie. Pane e salame. Sogni, avvinghiati, come se non se ne volessero andare. Un po’ di mortadella. Ricordi, alcuni incorniciati, altri no. Goccioline di caffè. Una speranza che è saltata fuori, ancora baldanzosa. Una cosa gialla…che fosse tuorlo fossile? Parole. Formaggio e miele. Sorrisi. Qualche goccia di brachetto passito. Tutto qui.
Davvero, non riesco proprio a capire perché sia morta, la mia tastiera
Un vero e proprio splendido microracconto! Meraviglioso!
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Grazie. Detto da te è un vero onore
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Un onore per me leggere storie così originali e belle 😊
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Son sempre le migliori quelle che se ne vanno.
Ma c’erano anche i vari circuiti elettrici al suo interno?
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Solo roba molliccia ed appiccicosa ;-))
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Invidia e frustrazione. Ci sono dei tasti che rosicano perchè non vengono premuti mai, altri stressati per il troppo lavoro, poi quelli più grossi che fanno i gradassi, tipo Enter (“se non ci fossi io voi non sareste niente”) o i depressi e nichilisti, come Esc e Canc, che servono solo per distruggere, e quelli dei ripensamenti e delle indecisioni, come BackSpace. Ecco, tutti questi conflitti avvelenano il clima, e per il disaccordo e lo sfinimento le tastiere deperiscono e a volte si ammalano e muoiono.
Le tastiere son così. Sensibili.
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Già, davvero una grama vita quella delle tastiere…Ti sorrido
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